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Gastroprotettori: angeli o demoni?

L'uso corretto non crea danni, ma attenzione agli abusi: possono provocare patologie importanti, anche renali!

Foto di Robystarm da Pixabay
Foto di Robystarm da Pixabay
I gastroprotettori sono farmaci essenziali per il trattamento di numerose patologie dell’apparato digerente. Quando prescritti correttamente, possono essere assunti senza timore.
Sono tra i farmaci di maggior consumo nella società moderna con una spesa complessiva annua, solo in Italia, di oltre 44 milioni di euro; purtroppo, tra il 60 e il 70% delle prescrizioni risultano inappropriate o prolungate oltre il necessario. Spesso, vengono addirittura assunti autonomamente dai pazienti come semplice rimedio per il bruciore di stomaco, senza consultare il medico.

Il ruolo degli inibitori della pompa protonica (IPP)
Gli IPP sono tra i gastroprotettori più efficaci e diffusi, soprattutto tra gli anziani. Questa classe di farmaci include molecole come omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo e rabeprazolo, che riducono la secrezione acida gastrica inibendo l’enzima H+/K+-ATPasi, noto come "pompa protonica".
La durata della terapia può variare da poche settimane a un periodo più lungo, rendendo necessaria una valutazione sulla sicurezza di questi farmaci. Negli ultimi anni, diversi studi hanno segnalato possibili associazioni tra l’uso prolungato di IPP e un aumentato rischio di alcune malattie.
 
I rischi dell’abuso di gastroprotettori
L’assunzione prolungata di IPP è stata collegata a un maggiore rischio di eventi cardiovascolari, fratture ossee, infezioni polmonari e deficit nutrizionali. Queste preoccupazioni hanno generato un allarmismo diffuso, portando a una riduzione delle prescrizioni, talvolta a scapito di pazienti che ne avrebbero realmente bisogno. Già dieci anni fa, in Italia, il 30% dei soggetti che necessitavano di gastroprotezione non la ricevevano dal proprio medico di famiglia. 
Un recente articolo, pubblicato su Biomedicines (link) da Song Peng Ang e colleghi, fa il punto delle evidenze sulla sicurezza degli IPP e l’insorgenza di malattie renali (leggi anche “Uso di gastroprotettori e rischio di malattia renale” (link).
Gli autori della Rutgers Health Community Medical Center a Toms River (USA) hanno analizzato i dati ottenuti al marzo 2024 dai principali database (PubMed, Embase e Cochrane) confrontando tre gruppi di persone:
  • quelli che utilizzavano PPI,
  • quelli che non utilizzavano PPI
  • e quelli che utilizzavano terapie alternative come gli H2RA (antagonisti del recettore dell'istamina-2.
Il confronto ha incluso un totale di 700.125 partecipanti (286.488 con PPI, 373.848 senza PPI e 39.789 con H2RA), con periodi di follow-up che vanno da tre mesi a 14 anni.
La metaanalisi ha rivelato che l'uso di PPI è associato a un aumento statisticamente significativo del rischio di insorgenza di Malattia Renale Cronica (HR: 1,26, 95% CI: 1,16-1,38, p < 0,001) rispetto a quello dei non utilizzatori e (HR: 1,34, 95% CI: 1,13-1,59, p < 0,001) rispetto a quello degli utilizzatori di H2RA. 
Questi risultati sostengono la necessità di una maggiore vigilanza e di un uso giudizioso di PPI a lungo termine.
 
Uso corretto e alternative ai gastroprotettori
Come tutti i farmaci, anche i gastroprotettori possono avere effetti collaterali. Tuttavia, se usati correttamente, con indicazione appropriata, dosaggio adeguato e durata controllata, i benefici superano i rischi. 
 I pazienti devono contribuire adottando uno stile di vita sano: limitare alcol, caffè e tabacco, mantenere un peso adeguato e, soprattutto, evitare il “fai-da-te” nell’assunzione di farmaci.
Il nefrologo consiglia di misurare i livelli di creatinina e magnesio nel sangue prima di iniziare la terapia con IPP e di ripetere questi esami ogni anno. Inoltre, dato che circa un terzo delle persone può sviluppare danni renali acuti, è utile controllare la creatininemia anche un mese dopo l’inizio del trattamento. Se i valori risultano alterati, il farmaco deve essere sospeso.

Alternative agli IPPIn alternativa agli IPP, possono essere utilizzati:
  • Antiacidi a base di sali di alluminio e magnesio, che formano un gel protettivo sulla mucosa gastrica.
  • Carbenoxolone, derivato della liquirizia, che stimola la secrezione di muco gastrico (sebbene possa causare ipertensione ed edema).
  • Antagonisti del recettore H2, come la ranitidina (oggi meno usata per la minore efficacia rispetto agli IPP).
  • Modifiche nello stile di vita e nella dieta, riducendo il consumo di cibi grassi, alcol, caffè, bevande gassate e cibi piccanti, che possono migliorare i sintomi senza necessità di farmaci. 
Conclusioni
I gastroprotettori sono farmaci utili e sicuri se assunti con criterio. Tuttavia, l’abuso e la mancanza di controlli possono aumentare il rischio di effetti indesiderati.
Per questo, è fondamentale affidarsi sempre al medico per una prescrizione adeguata e adottare uno stile di vita sano per prevenire disturbi gastrici senza ricorrere inutilmente ai farmaci.


Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD

Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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Tel.: 338 59 96 136
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Collegamnto esterno Uso di gastroprotettori e rischio di malattia renale
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